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giovedì, 19 novembre 2009
 Un documentario della CNN di 25 minuti con scienziati che smontano le panzane più grosse sul riscaldamento globale. Quelle che ormai - dopo essere state divulgate dal premio Nobel Al Gore - sono state fatte passare tranquillamente per verità inconfutabili in tutti i tg delle 20.30, per intenderci.
Una la devo proprio anticipare: l’aumento di CO-2 è una CONSEGUENZA dell’aumento delle temperature. Sì, avete letto bene. Quindi è vero esattamente il contrario di ciò che dicono i catastrofisti. Le temperature aumentano (e diminuiscono) indipendentemente da noi.
Ma le sorprese non sono finite...
Cliccate qui:
http://www.ilfoglio.it/cambidistagione/216
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lunedì, 16 novembre 2009
 Il vero scopo dell’introduzione del processo breve è fin troppo chiaro: Berlusconi vuole farsi prescrivere due dei suoi tre reati più infami: le vittorie elettorali del 1994 e del 2001. Per quella del 2008, invece, non gli resta che il patteggiamento.
giovedì, 12 novembre 2009
 Finalmente ho capito che cosa mi spinge a tornare sempre di nuovo sul blog di zamax ( qui c'è il post di oggi): il profumo della libertà. Nelle mie giornate di pubblicitario milanese mi capita di leggere o di sbocconcellare parecchi giornali, blog, romanzi, fumetti, libri su vari argomenti, ma in pochissimi altri posti trovo lo stesso genuino sentimento della libertà. Laico senza essere nichilista, sacrale senza essere feticista. E' come girare anni e anni per una metropoli buia, umida e carica di miasmi, diciamo alla Blade Runner, e alla fine imbattersi fortunosamente in un angolino luminoso, asciutto, il retro di una piccola bottega da cui promana un'essenza profumata che, per qualche strana ragione, ci è familiare. Ricordo di un viaggio fatto nell'infanzia e poi dimenticato? Anticipazione di cose non ancora accadute? O cos’altro? Per capirlo non c'è altro modo che passare sempre di nuovo, gettando un'occhiata curiosa all’interno.
In particolare, il post di oggi ( qui) mi colpisce per il passaggio centrale e per la conclusione.
Il passaggio è quello che lega la società umana moderna, l’uomo e lo Stato. La società “senza una qualche fibra morale che la vivifichi non sta in piedi”, poiché al suo interno “la conflittualità diventa distruttiva”. L’uomo moderno, invece, è “tenuto ben lontano dai concetti di bene e male”, e dunque svuotato di ogni “tensione morale”. Per questo finisce per essere intruppato sotto “simboli, parole, gesti”, ma rimane incapace di riconoscere il significato della “violenza contro l’individuo e la proprietà” e i suoi “veri diritti”, da non confondersi con i “capricci” e l’arbitrio. Da qui deriva un aumento spropositato del ruolo dello Stato – evocato nelle intenzioni come “neutrale” ma poi di fatto chiamato a una onnipervasiva “educazione permanente”. Ruolo che lascia l’uomo in uno stato di minorità e soffoca la sua originaria libertà.
La conclusione è per me una perla da incidere nel marmo: "Emanciparsi da Dio, o quantomeno da una morale che a una verità se non trovata almeno ricercata con sofferenza faccia riferimento, è il sogno ricorrente e pericoloso delle epoche di crescente libertà. Esse si portano dietro il riflesso di queste libertà, come un marchio di nascita, e insieme anche il veleno per distruggerle. Perciò la saggezza di quel “One Nation, under God” non sta nell’esortazione alla militanza cristiana, ma alla temperanza. Un monito allo Stato sovrano, Terra di mezzo tra lo Stato di Natura e il Regno di Dio, né Stato di Natura né Regno di Dio."
lunedì, 09 novembre 2009
 Milano, novembre 2009. Agenzia internazionale di pubblicità. Due o tre giorni prima del ventesimo anniversario della caduta del Muro. Una coppia di Piccoli Creativi presenta, con la dovuta deferenza, una piccola ideuzza al Grande Creativo. Il Grande Creativo la soppesa con il dovuto scetticismo. Osserva una per una le immagini, tra cui quella di un McDonald's a Mosca. Appena la vede, la scarta con un commento che non ammette repliche: "Il McDonald's no". Poi aggiunge, provocatorio: "Tra il Cremlino e il McDonald's non ho dubbi: preferisco il primo". Uno dei due Piccoli Creativi non si lascia intimidire e replica immediatamente con grande convinzione: "Io no". La riunione prosegue, il clima è cordiale e sereno. Nelle lunghe, estenuanti ore che seguono, il Piccolo Creativo ha modo di ripensare all’episodio. Calcola che il suo Piccolo Stipendio di Piccolo Creativo è un tredicesimo del Grande Stipendio del Grande Creativo (senza considerare auto aziendale e altri benefit che il Piccolo Creativo manco si immagina). Onore al merito: se l'è guadagnato sul campo. Il capitalismo ha premiato la sua genialità. Bene. Ma allora perché il Grande Creativo dice di odiare il capitalismo al punto da preferirgli il comunismo? Probabilmente perché sa che nella vita c’è qualcosa di più importante del vile denaro: la libertà. La libertà di non essere mai premiato per il proprio merito, la libertà di essere condannato a una vita di stenti, la libertà di vivere nel terrore, la libertà di essere confinato in un gulag, la libertà di essere torturato e ucciso solo per una delazione. Da questo amore per la libertà deriva un altro aspetto della faccenda: il Grande Creativo ha la consapevolezza che col proprio lavoro sta contribuendo ad accrescere ciò che più odia. Un vero strazio.
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13:55
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martedì, 03 novembre 2009
 Per ricordare la poetessa milanese Alda Merini ( qui c'è il suo sito), morta domenica, mi piace coltivare la speranza che in futuro nascano altri poeti. Sempre di più e sempre migliori. Ma come nasce un poeta? Lei pensava questo: "Domandano tutti come si fa a scrivere un libro. Si va vicino a Dio e gli si dice: feconda la mia mente, mettiti nel mio cuore e portami via dagli altri, rapiscimi. Così nascono i libri, così nascono i poeti" (Da: Corpo d'amore, citato sul Foglio di oggi).
martedì, 27 ottobre 2009
 Ascolto sempre con un certo scetticismo l'opinione corrente secondo cui la vera fede dovrebbe prescindere da tutto ciò che non riguarda il nostro rapporto con l'evangelico "prossimo". Niene fronzoli, niente orpelli, badare solo all'essenziale. Questa posizione contiene un fondo di verità ma finisce per storpiarlo. E' innegabile che la base della morale cristiana sia "amare il prossimo come se stessi", ma è altrettanto innegabile che questo nocciolo può benissimo essere rivestito da una polpa molto sugosa senza che questo lo snaturi necessariamente. Anzi, direi che il cristianesimo non sarebbe ciò che è, se privato, per esempio, delle meraviglie della sua arte. C'è un legame originario tra la verità, il bene e il bello, studiato dai teologi medievali come san Tommaso d'Aquino. C'è un legame storico tra le vicende della bibbia e la loro rappresentazione nell'arte. E c'è un legame anche tra le forme dell'arte, come per esempio le architetture religiose, e la missione salvifica della chiesa. E tra le opere di architettura e le città dove furono edificate. Il problema è che questa consapevolezza elementare, immediata, naturale, a disposizione di chiunque viva in occidente, è stata soffocata in noi da un certo tipo di educazione - anche da parte della chiesa stessa - che nelle questioni di fede ha dato la preminenza assoluta all'interiore rispetto all'esteriore, legando così la bellezza a concetti come la mera decorazione, lo sfarzo, l'inessenzialità se non addirittura l'inautenticità. Le due figure simboliche di questa visione sono diventate il frate francescano, ritenuto povero e quindi autentico, e il prete, ritenuto ricco e quindi inautentico. In realtà la bellezza non ha censo, quindi può appartenere con lo stesso diritto tanto alle opere di chi ha fatto erigere san Pietro quanto alle opere dell’umile francescano che cammina scalzo sotto i suoi meravigliosi colonnati. Peraltro, va aggiunto che oggi né al prete né al frate è richiesta la fatica di coltivare il gusto estetico. Una vera manna per le archi-star, insensibili al rito e alla croce, ma prontissime a intascare l'obolo.
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16:44
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martedì, 20 ottobre 2009
 Ogni volta che escono nuove classifiche, le università italiane perdono posizioni. Oggi, fra le prime 200 del mondo ce n'è solo una, Bologna. Vedere questa serie di post impressionanti sul blog di nullius, con tanti bei paragoni illuminanti ( qui c'è il primo). Direi che il fallimento dell'università italiana è evidente da lungo tempo. E' il segno più chiaro dell'assoluta insignificanza della nostra classe intellettuale, felicemente arroccata all'interno degli atenei ma quasi del tutto incapace di aprirsi alle forze vitali della società italiana e internazionale. Sarebbe finalmente il caso di prendere atto del fallimento dell'università, di chiedersi i veri motivi e di pensare a soluzioni nuove ed efficaci. E invece c'è ancora chi non ne vuole nemmeno sentire parlare. Chi? Chi, dentro e fuori dall'università, intende conservare poteri e privilegi attuali. Privilegio di non essere giudicati sulla qualità del proprio lavoro di ricerca e della propria didattica, potere di nominare i nuovi ricercatori, potere di dilapidare le risorse - bene che vada - in ricerche di cui evidentemente non frega niente a nessuno, in Italia e nel mondo.
Fin qui l'università. E la politica? La politica dovrebbe essere interessata al futuro della ricerca e degli studenti, e quindi dovrebbe porre un freno al potere dei baroni e aprire l'università al mondo esterno. Esattamente ciò che ha tentato di fare la Gelmini. Come sono state accolte le sue proposte dalla parte avversa? Con una bella levata di scudi. Notare lo spirito con cui è stato fatto. Lo si vede bene dalle parole di un intellettuale molto tollerante e molto di sinistra:
La ministra Gelmini non è un essere umano, bisognerebbe farla esaminare da un qualche specialista di chimica o di altro, per capirne la composizione. Non è un essere umano perché è una replicante di Silvio Berlusconi, come tanti altri ministri di questo governo, che è il primo governo marziano della storia d'Italia. Vengono da un altro mondo. Con loro non si può dialogare.
Andrea Camilleri. L'Unità, 10 novembre 2008.
Quindi, per loro, i "mostri" non sono i baroni che per sete di potere uccidono la ricerca e strozzano i potenziali futuri ricercatori, ma il ministro che va contro gli interessi dei baroni. Complimenti.*
*La parte sulla politica è stata modificata in seguito al commento #1 di Franco.
venerdì, 16 ottobre 2009

Che differenza c’è tra le due immagini? Facile: a sinistra, nella Cappella Sistina, c’è un uomo, Adamo, e c’è Dio che per amore gli dona la vita. A destra invece c’è solo un uomo, il divo Johnny Depp. Divo, appunto, cioè uomo divinizzato. Ebbene, oggi, grazie alla fecondazione artificiale, abbiamo fatto un passo ulteriore rispetto ai tempi in cui Mircea Eliade identificò i divi come i nuovi miti che incidono profondamente nella nostra realtà contemporanea. Oggi la gente può coltivare la speranza di avere un figlio identico a loro. E non serve nemmeno il loro intervento diretto, la loro unzione, il tocco dei loro polpastrelli o la loro fecondazione tramite un rituale di accoppiamento (a cui molte donne che conosco si sottoporrebbero volentieri). Basta, invece, un mero sosia che, per soldi, venda il proprio seme ai medici del laboratorio californiano che, per soldi, lo venderà alle coppie etero o alle coppie gay o alle mamme single o ai papà single o agli uteri in affitto che da qui all'eternità ne potranno fare richiesta. E Dio? Sembra che ancora non si sia presentato nessun sosia. Del resto, dopo i Dieci Comandamenti (1956) la sua stella si è un po’ eclissata. E poi, si sa, tutti i suoi sosia sono in clinica psichiatrica.
L’articolo del Giornale con la notizia ( qui).
postato da vincenzillo |
10:49
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giovedì, 15 ottobre 2009
Oggi come oggi, la chiesa laica del politically correct ha una formidabile serie di anatemi a sua disposizione. "Omofobo" è solo l'ultimo in ordine cronologico e quindi il più trendy, ma la lista è lunga: xenofobo, razzista, sessista, maschilista, fascista, leghista, berlusconiano, democristiano, clericale, guerrafondaio, classista, neocolonialista, servo delle multinazionali, reazionario, etc. Da eretico convinto, mi dispiace solo per una cosa: non averli ancora collezionati tutti.*
*pubblicato anche sul Foglio online alla data di oggi (qui).
martedì, 13 ottobre 2009
 Abito a 500 metri dalla caserma Santa Barbara, luogo dell'attentato fallito di ieri. Stamattina, leggendo il Foglio, ho scoperto che a 500 metri da casa mia è stato usato lo stesso esplosivo adoperato dai talebani contro i mezzi blindati in Afghanistan. Non dubito che sia un caso isolato e ho fiducia nell’opera di prevenzione dei nostri servizi segreti, ma devo dire che questa circostanza ha generato in me una certa inquietudine. Oggi, camminando per le strade assolate di Milano, ho avuto come l'impressione di essere pedinato da una piccola ombra tenace, che si manteneva costantemente a 500 metri da me. Abbastanza lontana per non farsi quasi notare, abbastanza vicina per far sentire la propria presenza. Credo che si dissolverà presto. Spero che non torni mai più.*
*Pubblicato anche su Hyde Park Corner del Foglio online alla data del 13 ottobre col titolo "Milano e il Kamikaze / 3" (qui)
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